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MIGRANTI

Immigrati: Fillea-Cgil, 250mila lavorano in cantieri edili

I lavoratori immigrati, regolari e irregolari, nei cantieri italiani sono circa 250.000, pari al 28% della manodopera del settore, soprattutto rumeni, marocchini, albanesi e ucraini. E, purtroppo, aumenta tra questi lavoratori il numero degli infortuni mortali. Nel 2004, sono già 35 le vittime contro le 32 del 2003. E metà di esse avevano tra 26 e 35 anni. Nel 2003, i lavoratori immigrati iscritti alle Casse edili, addetti nelle imprese industriali, hanno raggiunto il numero di 84.099. Aggiungendo a questi gli addetti dell'artigianato, degli altri comparti e la stima dei lavoratori irregolari, si arriva alla cifra di 250.000 unità. È quanto emerge dal secondo dossier della Fillea (il sindacato degli edili della Cgil) su ‘Lavoro e immigrati in edilizia’, presentato nel corso dell’ultimo direttivo nazionale della confederazione. Nel 2003, infatti, fra gli iscritti alle Casse edili, oltre il 16,71 % era cittadino straniero e regolare, mentre nel 2002 questa condizione interessava solo il 13,36 % dei lavoratori. E la tendenza sembra confermata, secondo la Fillea, anche per il 2004, soprattutto nelle regioni del Nord. Già oggi, in alcune province del Nordest, si registra una presenza di stranieri nei cantieri superiore al 50% degli addetti e “fra qualche anno - si legge nel rapporto - in molte realtà territoriali del nostro Paese gli edili stranieri raggiungeranno la metà degli occupati”.

OCCUPATO IN COSTRUZIONI 17,1% DEGLI STRANIERI IN ITALIA

Secondo la Fillea, il 17,1% degli immigrati nel nostro Paese lavora nel settore delle costruzioni. Una tendenza più accentuata nelle regioni settentrionali. Al Nordovest, il 22,9% degli immigrati è occupato nelle costruzioni, seguito dal Nordest (22,1%). Più lontano il Centro, con il 13,9% degli stranieri addetto ai cantieri, mentre solo il 3,8% degli immigrati presenti al Mezzogiorno e l'1,4% di quelli nelle Isole sono impiegati in questo settore. Agli stranieri, inoltre, sono spesso riservati i lavori più faticosi e più pericolosi. Un fatto che, unito alla crescita occupazionale registrata nell'ultimo anno, fa dell'edilizia uno dei settori più a rischio per i lavoratori stranieri. Alle costruzioni va anche il triste primato del 20,9% di denunce di infortunio presentate dagli edili stranieri, nettamente superiore al 15,3% delle domande presentate da italiani. Più del 25% degli edili immigrati ha qualifiche specializzate, ma dal punto di vista contrattuale non è raro che il lavoratore straniero venga inquadrato in livelli più bassi.

A EMILIA ROMAGNA RECORD STRANIERI IN EDILIZIA


A fronte del 28% della media nazionale, l'Emilia Romagna è la regione che presenta la percentuale più alta di lavoratori stranieri nelle costruzioni (33,5%), seguita dal Veneto (30,1%) dal Friuli Venezia Giulia (30%), dalla Lombardia (29,8%) e della Liguria (28,07%). Man mano che si scende, si riduce la presenza dei lavoratori immigrati rispetto a quelli italiani. Così, in Toscana il rapporto risulta del 27,2%, nel Lazio del 25,9% e in Abruzzo del 14,5%. Nelle regioni meridionali, le percentuali degli immigrati è al di sotto del 10%. Milano è la città che attrae più stranieri nei cantieri (18.820), seguita da Roma (11.146). Subito dopo, Brescia con 6.645 immigrati edili, Treviso con 6.112, Bergamo con 5.772 e Torino con 5.591. Le percentuali più basse a Lecce, Brindisi e Benevento. La Fillea sottolinea i profondi mutamenti indotti dall'immissione di manodopera straniera nel nostro tessuto produttivo. “Il processo di invecchiamento del settore - si legge nel dossier - si è fermato proprio agli immigrati. L'età media è inferiore ai 35 anni, mentre la media degli edili di nazionalità italiana si aggira intorno ai 40 anni”. Nel 2003, il 43,4% degli edili stranieri aveva un'età compresa tra i 26 e i 35 anni e il 32,05% tra i 36 e i 50 anni.

È IL RUMENO LA LINGUA PIÙ DIFFUSA SUI PONTEGGI


Per quanto riguarda le nazionalità dei lavoratori stranieri, la Fillea parla di un vero e proprio “caleidoscopio dell'immigrazione”. Più dell'80% dei lavoratori impiegati nell'edilizia parla una lingua europea. Soprattutto rumeno, albanese, ucraino, polacco e moldavo. La Romania è al primo posto tra i Paesi fornitori di manodopera edile, soprattutto per Milano, Torino, Padova e i dintorni di Roma. Una presenza consistente è anche quella dell'America Latina (Ecuador, Colombia, Perù), mentre nei cantieri italiani si continua a parlare sempre più africano. Molto forte la presenza di lavoratori del Marocco. A distanza quelli dell'Egitto, della Tunisia e della Nigeria. Il salario medio dei lavoratori regolari è intorno ai 30-40 euro al giorno, per 8-10 ore di lavoro, “quasi invariato - sottolinea il dossier - rispetto a quello del 1999”. Nel caso del lavoro nero, le cifre che circolano sono molto più basse. Il racket dei cantieri ‘offre’ dai 2 ai 3 euro l'ora a seconda delle zone.

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